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Medici di Base in Italia: Crisi, Stipendi e Come Diventarlo

Giorgio Marco Romano Ferrari • 2026-05-04 • Revisionato da Marco Conti

Trovare un medico di base in Italia sta diventando un’impresa. In alcune regioni, i bandi per assegnare nuovi ambulatori vanno deserti; in altre, i pazienti restano senza dottore per mesi. La carenza ha superato quota 5.700 unità e le proiezioni al 2028 parlano di un gap ancora più profondo. Questa guida ricostruisce cause, stipendi reali e cosa serve per entrare nella professione — riforme Schillaci comprese.

Pazienti massimi per medico: 1500 · Siti di formazione: LUM e simili · Fonti ufficiali: salute.gov.it · Riforme recenti: Decreto Schillaci

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Stipendi esatti 2026 (dati regionali variabili)
  • Impatto reale Decreto Schillaci (ancora in bozza)
  • Numero esatto borse assegnate 2026
3Segnale temporale
4Cosa viene dopo
  • Possibile decreto legge entro maggio 2026 (Quotidiano Sanità)
  • Nuovo modello retributivo: 128 euro/assistito anno (Quotidiano Sanità)
  • Specializzazione universitaria MMG dal prossimo ciclo (Quotidiano Sanità)

La tabella seguente raccoglie i dati essenziali sulla professione del medico di medicina generale in Italia.

Campo Dato
Definizione ufficiale Medico di medicina generale (MMG)
Pazienti per medico Fino a 1500
Formazione Laurea + corso triennale
Riforma recente Decreto Schillaci
Carenza attuale 5.700 MMG (dato 2024)
Remunerazione di riferimento 128 euro/assistito/anno
Gap proiettato 2028 2.700 MMG (ipotesi ottimistica)
Pensionamenti attesi entro 2028 8.000

Perché non ci sono più medici di base?

L’Italia sta attraversando una crisi strutturale nell’assistenza primaria. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe (ente indipendente di ricerca sanitaria), nel 2024 mancano oltre 5.700 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno reale, con carenze distribuite in 18 regioni su 20.

Bandi deserti e allarme carenza

Il fenomeno più visibile è il flop dei bandi di concorso. Nelle regioni del Centro-Sud, molti avvisi per assegnare nuovi ambulatori di medico di famiglia non ricevono nessuna domanda. Chi resta senza medico di base si ritrova a cercare soluzioni alternative: pronto soccorso per problemi banali, farmacisti che danno consigli al limite della prescrizione, o lunghe liste d’attesa per specialisti che potrebbero essere gestiti dal curante.

Tra il 2019 e il 2024, il numero di MMG è diminuito di 5.197 unità — un calo che nessuna regione è riuscita a compensare con nuove immatricolazioni. Il dato emerge da fonti raccolte da Quotidiano Sanità (testata specializzata nel settore salute).

In sintesi: L’Italia ha perso oltre 5.000 medici di famiglia in cinque anni e non riesce a rimpiazzarli. I bandi restano deserti perché la professione non attrae più i giovani laureati.

Cause della crisi

Le radici del problema sono note e documentate. Stipendi considerati bassi rispetto ad altri paesi europei, carichi di lavoro elevati, burocrazia crescente, e una formazione che non sempre prepara alla gestione ambulatoriale quotidiana. A questo si aggiunge l’invecchiamento della popolazione: più pazienti cronici significano più visite, più complessità clinica, più tempo dedicato a ciascun assistito.

Secondo quanto riportato da SIVEMP Veneto (sindacato dei medici ospedalieri), circa 5.000 medici hanno lasciato gli ospedali nel 2022 in pre-pensionamento, segno che il sistema sanitario nel suo complesso fatica a trattenere i professionisti. Il 20% di chi si iscrive al percorso formativo per MMG lo abbandona prima del diploma, come segnalato dalla Fondazione Gimbe.

Il paradosso

Servono più medici di base proprio quando l’Italia ha più laureati in medicina: il mismatch sta nel fatto che questi giovani preferiscono altre specializzazioni più redditizie o meno burocratiche.

La crisi dell’assistenza primaria ha radici profonde: stipendi inadeguati, carichi di lavoro insostenibili e una burocrazia crescente rendono la professione poco attraente per i nuovi laureati.

Qual è lo stipendio di un medico di base in Italia?

La remunerazione dei medici di base segue il sistema della convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Il modello attuale si basa principalmente sul numero di pazienti iscritti: più assistiti significano più gettone, ma anche più lavoro. Con ilmassimo di 1500 pazienti consentiti, il guadagno annuo lordo si colloca tipicamente tra 60.000 e 90.000 euro, con forti disparità regionali.

Stipendio 2026 e fattori

Le cifre variano sensibilmente da regione a regione. Al Nord, in Lombardia e Veneto, un MMG con uno studio ben avviato può superare i 60.000 euro annui medi, come riportato da OSM Medical (piattaforma di riferimento per professionisti sanitari). Al Sud, dove gli studi sono spesso più piccoli e la domanda di servizi meno sostenuta, gli incassi scendono sotto i 50.000 euro.

Il Decreto Schillaci, presentato in bozza nell’aprile 2026, propone di cambiare radicalmente il sistema retributivo. Secondo il testo illustrato alla Conferenza delle Regioni, la nuova convenzione prevede una quota base di 40 euro legata ai Livelli Essenziali di Assistenza, 24 euro per la presa in carico di pazienti cronici, 24 euro per attività di prevenzione, più una quota organizzativa e tecnologica. Il totale di riferimento proposto è di 128 euro per assistito all’anno.

Guadagno con 1500 pazienti

Facendo due conti: con 1500 pazienti e il nuovo schema retributivo da 128 euro/assistito, il guadagno lordo annuo di riferimento sarebbe di circa 192.000 euro — ma si tratta di un tetto teorico, perché la quota è legata a obiettivi e risultati verificabili, non a un assegno fisso. Nella realtà, la metà di questa cifra rappresenta già un buon risultato per uno studio medio che rispetta tutti i requisiti di legge.

Cosa monitorare

La bozza del Decreto Schillaci è stata presentata ad aprile 2026; il testo definitivo potrebbe arrivare entro maggio 2026 e modificare sensibilmente le cifre proposte.

Le disparità regionali nel guadagno dimostrano come il sistema attuale premia le aree più ricche del Paese, lasciando il Sud in una condizione di svantaggio strutturale.

Che differenza c’è tra medico di base e medico di famiglia?

In pratica, nessuna. I due termini indicano la stessa figura professionale: il medico di medicina generale (MMG), chiamato colloquialmente “medico di famiglia” perché spesso segue generazioni dello stesso nucleo parentale. La definizione ufficiale nel linguaggio del SSN è sempre “medico di medicina generale”, mentre “medico di base” è un’espressione popolare che enfatizza il ruolo di primo punto di contatto del paziente con il sistema sanitario.

Definizioni ufficiali

La normativa italiana distingue il MMG dal medico ospedaliero, dal medico del lavoro e dallo specialista ambulatoriale. Il medico di medicina generale opera in regime di convenzione con il SSN, ha un proprio studio (o partecipa a una Aggregazione Funzionale Territoriale, AFT), e gestisce un massimo di 1500 pazienti iscritti. Il suo compito è curare, prescrivere farmaci, richiedere esami diagnostici di primo livello e orientare il paziente verso lo specialista quando necessario.

Medico curante vs base

L’espressione “medico curante” è più ampia e può indicare qualsiasi medico che segue un paziente in modo continuativo — quindi anche uno specialista che ha in carico un paziente cronico. “Medico di base” o “medico di famiglia”, invece, identifica specificamente il MMG convenzionato con il SSN, quello che si sceglie al momento dell’iscrizione anagrafica e che compare sulla tessera sanitaria.

L’importanza della distinzione tra medico curante e medico di base sta nel comprendere chi effettivamente gestisce il coordinamento delle cure del paziente nel sistema sanitario italiano.

Come diventare medico di base?

Il percorso per diventare medico di medicina generale richiede tempo e dedizione. Serve una laurea in Medicina e Chirurgia (6 anni), l’abilitazione alla professione, e un corso di specializzazione in Medicina Generale della durata di 3 anni, gestito a livello regionale. Solo dopo aver completato questo iter e superato l’esame finale è possibile partecipare ai bandi di concorso per ottenere un ambulatorio.

Guida completa 2024

  • Laurea in Medicina e Chirurgia: 6 anni di corso universitario, esame di abilitazione di Stato, iscrizione all’Ordine dei Medici.
  • Corso di formazione in Medicina Generale: 3 anni presso la scuola regionale MMG, con lezioni teoriche e tirocinio pratico negli ambulatori e negli studi dei medici tutor.
  • Concorso di ammissione: Ogni anno la Regione pubblica un bando con posti disponibili; il concorso è nazionale ma la graduatoria è regionale.
  • Assegnazione ambulatorio: Superato il corso, si entra in graduatoria e si sceglie il Comune dove aprire lo studio in base ai posti disponibili.

Il Decreto Schillaci introduce novità significative: la proposta è di trasformare il corso triennale regionale in una specializzazione universitaria, riconosciuta a tutti gli effetti come titolo accademico. Inoltre, il nuovo modello prevede la possibilità di lavorare come dipendente del SSN nelle Case di Comunità, in alternativa alla convenzione tradizionale — una forma di impiego che potrebbe attirare chi preferisce la stabilità del contratto pubblico.

Formazione e requisiti

Il corso triennale attuale non è una specializzazione nel senso accademico del termine: è una formazione specifica organizzata dalle Regioni, con un programma che copre medicina interna, pediatria di base, psichiatria, geriatria e gestione dello studio professionale. Il 20% degli iscritti lo abbandona prima del termine — un dato che segnala la fatica del percorso, ma anche il rischio di perdere professionisti già formati a metà.

Attenzione

Il flop dei bandi per le borse di specializzazione nel 2026 — 6.000 borse non assegnate — indica che anche il nuovo percorso universitario potrebbe incontrare difficoltà di attrattività se le condizioni economiche e lavorative non migliorano.

Il rischio concreto è che anche con la riforma, il numero di nuovi MMG non sarà sufficiente a compensare i pensionamenti previsti nei prossimi anni.

Chi ha diritto al medico di base in Italia?

Ogni residente in Italia ha diritto all’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e alla scelta di un medico di medicina generale. Il diritto è garantito dalla Costituzione (articolo 32) e dalla normativa sanitaria nazionale: nessuno può restare senza un dottore di riferimento, a meno che non ci sia una carenza oggettiva di professionisti disponibili nella zona di residenza.

Iscrizione al SSN

L’iscrizione al SSN avviene automaticamente per chi ha residenza anagrafica in Italia. Al momento dell’iscrizione anagrafica — o in qualsiasi momento successivo tramite il portale della propria ASL — si sceglie il medico di medicina generale tra quelli con posti disponibili nel proprio territorio comunale o nei Comuni limitrofi. La scelta può essere cambiata in qualsiasi momento, con le limitazioni legate alla capienza dello studio prescelto.

Diritto all’assistenza

Il medico di base è il primo riferimento per qualsiasi problema di salute non urgente. Prescrive farmaci, richiede esami diagnostici di base, visita i pazienti nello studio o, in alcuni casi, a domicilio per anziani e pazienti fragili. Se il proprio MMG non è disponibile per un’emergenza non urgente, è possibile rivolgersi alla Guardia Medica o ai servizi di continuità assistenziale della propria ASL.

Il trade-off

Quando non ci sono medici disponibili nella zona, il paziente viene assegnato d’ufficio a un medico con ambulatorio distante — una soluzione che garantisce il diritto all’assistenza ma può creare disagi logistici reali per anziani e persone con mobilità ridotta.

Il paradosso del diritto garantito sulla carta ma di fatto limitato dalla carenza di professionisti rappresenta la sfida più grande per il sistema sanitario italiano.

Segnale temporale

Di seguito la cronologia degli eventi principali che hanno segnato l’evoluzione della crisi dei medici di base.

Data Evento
2019-2024 Calo di 5.197 MMG in cinque anni
2022 Circa 4.000 addii medici ospedalieri in pre-pensionamento
Marzo 2026 Analisi Gimbe: gap di 5.700 unità, 18 regioni in carenza
24-25 aprile 2026 Bozza Decreto Schillaci illustrata in Conferenza delle Regioni
31 dicembre 2025 Scadenza realizzazione Case di Comunità con fondi PNRR
Entro maggio 2026 Possibile approvazione decreto legge Schillaci
2028 Previsti 8.000 pensionamenti MMG; gap proiettato 2.700 (ipotesi ottimistica)
Contesto

Le Case di Comunità, finanziate con fondi del PNRR, rappresentano il punto di riferimento territoriale per la nuova architettura dell’assistenza primaria voluta dal Decreto Schillaci. La scadenza del 31 dicembre 2025 per la loro realizzazione segna l’inizio di una nuova fase operativa.

La tempistica della riforma è stretta: ogni mese di ritardo nell’approvazione del decreto significa un ulteriore approfondimento del gap tra fabbisogno e offerta di medici di base.

Cosa sappiamo — Cosa no

I fatti confermati e le incertezze ancora da verificare definiscono il quadro attuale della professione.

Confermato

  • MMG = medico di base/famiglia
  • Massimo 1.500 pazienti per medico
  • Carenza 2024: 5.700 unità (Fondazione Gimbe)
  • Decreto Schillaci in bozza (aprile 2026)
  • Remunerazione di riferimento proposta: 128 euro/assistito/anno
  • Specializzazione universitaria MMG proposta
  • Pensionamenti attesi: 8.000 entro il 2028

Incerto

  • Stipendi medi esatti 2026 (dati frammentati per regione)
  • Testo definitivo Decreto Schillaci (varianti possibili)
  • Reale impatto della riforma sull’attrattività della professione
  • Borse specializzazione effettivamente assegnate 2026
  • Reazioni sindacali dopo la bozza di aprile 2026

Voci dalla categoria

La medicina generale sta attraversando una crisi di attrattività senza precedenti. Non bastano più le borse di studio: servono condizioni di lavoro che rendano sostenibile la professione per trent’anni, non solo per i primi cinque.

— FIMMG (Federazione Italiana Medici Medicina Generale)

Il Decreto Schillaci prova a ridisegnare il rapporto tra MMG e SSN, aprendo al dipendente pubblico volontario. Ma se non si affrontano stipendio e burocrazia, la doppia formula rischia di restare sulla carta.

— Analisi di Quotidiano Sanità (testata specializzata salute)

Il sindacato FIMMG ha più volte espresso critiche alle riforme proposte, ritenute insufficienti a invertire la tendenza di un’uscita anticipata dalla professione. La maggior parte dei medici di famiglia oggi ritira il proprio ambulatorio prima dei 70 anni, preferendo un pensionamento anticipato a una carriera che molti descrivono come insostenibile per carichi di lavoro e inadeguatezza delle retribuzioni.

La Borsa Italiana (gruppo editoriale finanziario) ha segnalato come l’introduzione della dipendenza volontaria dal SSN rappresenti un elemento di novità significativo: per la prima volta, un medico di medicina generale potrebbe scegliere di lavorare alle dipendenze di una Casa di Comunità anziché in convenzione, mantenendo un rapporto strutturato con il servizio sanitario pubblico.

L’implicazione concreta è che la riforma Schillaci divide le attese: chi vuole più stabilità potrebbe optare per il nuovo canale della dipendenza; chi preferisce l’autonomia professionale resterà nella convenzione riformata. Il risultato effettivo dipenderà dalle condizioni economiche che il testo definitivo saprà garantire.

Il fallimento delle riforme passate nel trattenere i medici in servizio suggerisce che senza un miglioramento sostanziale delle condizioni economiche, nemmeno il Decreto Schillaci invertirà la tendenza.

In sintesi

La crisi dei medici di base in Italia non è un’emergenza temporanea: è un problema strutturale che richiederà anni per essere risolto. Le riforme possono aiutare — la nuova convenzione con obiettivi legati ai pazienti cronici, la specializzazione universitaria, le Case di Comunità finanziate dal PNRR — ma nessuna di queste leve agirà nel breve periodo. Per chi ha bisogno di un medico di famiglia oggi, la situazione resterà difficile fino almeno al 2027-2028, quando l’aumento delle borse di specializzazione dal 2021-2022 inizierà a tradursi in nuovi professionisti operativi.

Per i pazienti senza medico assegnato, la scelta concreta è tra aspettare un ambulatorio disponibile nella propria zona, accettare un medico più distante, o rivolgersi ai servizi di Guardia Medica e pronto soccorso per le urgenze non vitali — con tutti i disagi che ne conseguono in termini di frammentazione dell’assistenza e liste d’attesa più lunghe.

La Sanità Pubblica Italia continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione con aggiornamenti sui prossimi sviluppi del Decreto Schillaci.

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Domande frequenti

Quali sono le nuove regole per i medici di base?

Il Decreto Schillaci (in bozza nell’aprile 2026) propone un doppio canale: la convenzione riformata con remunerazione legata a obiettivi, e la possibilità di diventare dipendente del SSN su base volontaria. Introduce inoltre la specializzazione universitaria obbligatoria per i nuovi MMG.

Cos’è l’AFT per medici di famiglia?

L’AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) è un raggruppamento di più studi di medici di base che condividono risorse, orari estesi e servizi comuni. È uno degli strumenti previsti dalla riforma per garantire continuità assistenziale anche in caso di carenza di personale.

Un medico di base può lavorare privato?

Sì, in regime di convenzione il MMG può svolgere anche attività privata, ma deve rispettare il tetto massimo di 1.500 pazienti e garantire la propria disponibilità per gli assistiti iscritti. L’introduzione della dipendenza volontaria con il Decreto Schillaci potrebbe modificare questa distinzione.

Come trovare il proprio medico di base?

Ci si rivolge all’ufficio anagrafico della ASL di residenza, online tramite il portale regionale dedicato, o fisicamente presso gli sportelli distrettuali. Se il medico scelto non ha posti disponibili, la ASL procede all’assegnazione d’ufficio.

I medici di famiglia sono dipendenti?

No, i medici di medicina generale operano in convenzione con il SSN, non come dipendenti. Non hanno un contratto di lavoro subordinato ma un accordo nazionale che definisce prestazioni, compensi e obblighi. Il Decreto Schillaci introduce la possibilità di optare per la dipendenza volontaria nelle Case di Comunità.

Perché il medico chiede di dire 33?

Il “33” non è un codice medico ufficiale. L’espressione popolare deriva da un vecchio esercizio clinico per valutare la mobilità del rachide cervicale: al paziente si chiede di dire “tre-tre” per osservare la rotazione del collo. Oggi è usato soprattutto come riferimento gergale in ambito medico-ospedaliero.

Il medico di base fa chirurgia?

No, il medico di medicina generale non esegue interventi chirurgici. Può effettuare piccoli gesti ambulatoriali (sutura di ferite superficiali, rimozione punti, medicazioni), ma ogni atto chirurgico propriamente detto richiede il Pronto Soccorso o la struttura ospedaliera.



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